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La Pietra di Apricena nell'arte Si comincia ad impiegare la Pietra di Apricena in campo artistico attorno al II sec. a.C., quando alla plastica fittile si sostituisce la pietra locale nelle realizzazioni artistiche delle prime maestranze del luogo, come avvenne pure in altre aree italiche. Evidenti in questa prima fase gli influssi dei motivi ellenici. Tutto ciò che sappiamo in merito è dovuto ad alcuni ritrovamenti effettuati in zona di sculture raffiguranti notabili locali e privati cittadini, alcune delle quali considerate di notevole valore artistico, oltre a numerosi frammenti di capitelli e lastre (v. La Pietra di Apricena nel Museo di Lucera). Purtroppo non si hanno notizie certe circa l'utilizzo di questo calcare nell'architettura romana, ma si può supporre che se ne facesse uso soprattutto negli elementi decorativi, strutturali, e nelle pavimentazioni. Nei secoli bui del Medio Evo non si registrano in queste zone realizzazioni di particolare interesse: a causa della bassa densità di popolazione e della povertà largamente diffusa, la domanda di materiale era scarsa o quasi nulla se si esclude l'arte sacra, con la costruzione di facciate in pietra viva di qualche chiesa o monastero. Dopo l'anno Mille, con l'arrivo dei Normanni, iniziano a sorgere le prime torri in sostituzione delle semplici fortificazioni bizantine e longobarde; a quei primi castelli si sovrapposero quelli svevi, fatti erigere da Federico II, e rimaneggiati in seguito da Angioini e Aragonesi, che sicuramente contenevano elementi in Pietra. Ma sono davvero poche le costruzioni che hanno resistito all'incuria degli uomini, a volte degli stessi regnanti, alle devastazioni dei popoli invasori, nonché all'effetto catastrofico di alcuni eventi naturali, come il terremoto distruttivo del 1627. Sono perciò quasi inesistenti le notizie giunte fino a noi di realizzazioni originali in Pietra di Apricena, anche parziali, se si esclude qualche sporadico caso, come quello del Castello di Torremaggiore forse il meglio conservato della zona. Questo, infatti , dichiarato monumento nazionale sin dal 1902, presenta l'atrio di ingresso interamente lastricato di basole di Apricena. Bisogna
attendere il '700 per trovare la Pietra in opere di un certo rilievo;
essa infatti fu largamente impiegata nell'architettura napoletana del
XVIII e del XIX secolo per importanti opere, quali i Reali Palagi di Napoli,
Portici e Caserta, nonché per edifici privati e chiese. Per la costruzione
della Reggia
di Caserta, ad opera del Vanvitelli, fu commissionata da Carlo III
all'ing. G. Canard la scelta dei marmi e da documenti in 'idioma spagnuolo'
risulta che "in tenimento di Apricena" si trovano alcune cave da cui il
Canard attinse per l'incarico ricevuto. Ne abbiamo conferma dal Fraccacreta
(op.cit.) il quale afferma che " …dalle fondine sopra il fu monastero
di S. Giovanni in Piano, Castelpagano e Montegranaro, traslati furono
gran massi su gran carri quadruigi in Manfredonia e di là imbarcati per
Napoli". Dopo la seconda guerra mondiale, la vertiginosa crescita della domanda di materiale per la ricostruzione portò ad un forte aumento della produzione: le richieste dall'Italia e dall'estero si moltiplicarono. Il resto è storia dei giorni nostri, con importanti realizzazioni di risonanza internazionale. A questo punto una citazione a parte merita l'Aula Liturgica Padre Pio, dell'Arch. Renzo Piano, attualmente in costruzione in S.Giovanni Rotondo, che costituisce senza dubbio la consacrazione ufficiale della pietra di Apricena quale materiale nobile nel panorama mondiale dell'architettura di tutti i tempi. Per ciò che concerne la scultura contemporanea, vanno ricordate le opere dello scultore foggiano S.Postiglione, la Fontana del piazzale della stazione di Foggia e la facciata dell'Ospedale "Casa Sollievo della Sofferenza" di S.Giovanni Rotondo. Inoltre, dal 1990 si tiene annualmente un "Simposio Internazionale di Scultura" che sta contribuendo alla diffusione mondiale della pietra di Apricena nell'arte. |
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I giacimenti marmiferi del bacino di Apricena sono distribuiti
in una vasta area posta appena a nord-ovest dalla suddetta cittadina,
lungo il terrazzamento che in qualche modo costituisce il legame strutturale
tra il Gargano e i monti dell'Appennino, e che si eleva per un'altitudine
variabile tra 110 e 130 metri sul livello del mare. Tutto il comprensorio
si estende per un area recentemente valutata intorno a Ha.3500
di terreno "coltivato", per circa 300 cave attive |